Mio figlio fuma le canne…
È un’esperienza comune a molti genitori, eppure, non sempre dichiarata.
Come si parla di droga a un ragazzo?
D’altro canto, quello del consumo di sostanze stupefacenti in adolescenza è, per molte famiglie, un tabù scottante, un discorso da tenere nascosto.
Ed è un problema allarmante, sia per quello che comporta nel presente dei ragazzi, sia per quello che è possibile sospettare si nasconda dietro questo tipo di comportamento.
Molte genitori hanno scoperto, in camera del figlio, scorte di marijuana nascoste tra i vestiti o nei cassetti.
Altri genitori, pur non avendo prove dirette, sospettano che il figlio faccia uso di droghe quando è da solo con gli amici, senza nessuna forma di controllo.
Come per l’alcol, le strade per risolvere il problema sembrano sempre due: castighi e punizioni, da una parte, oppure spasmodica ricerca del dialogo, del confronto con il ragazzo.
Due strade perfettamente comprensibili, ma piuttosto complesse in adolescenza.
Perché gli adolescenti fanno ricorso a droga e sostanze?
In adolescenza, il gruppo costituisce la più importante dimensione di esperienza del mondo. Attraverso il gruppo si conosce la realtà e si affrontano sfide più o meno grandi.
Allo stesso tempo, però, il gruppo impone una pressione sociale cui l’adolescente molto difficilmente sente di potersi opporre.
In particolare, sente che se non accetta le condizioni del gruppo, sarà rifiutato e bollato come… un cagasotto, un pesantone, e così via.
In adolescenza il gruppo finisce, spesso, per veicolare questa pressione su comportamenti a rischio: d’altro canto, il consumo di stupefacenti, così come quello di alcolici o anche solo il fumo della sigaretta, sono considerati mode da seguire, e in questo senso i modelli sono quelli dei ragazzi più grandi, che hanno già provato e lo raccontano
La sostanza diventa una sorta di status symbol, che contribuisce a costruire l’identità (o almeno, questo è quello che crede un adolescente).
Droga in adolescenza: soltanto influenza sociale?
No, non è soltanto una questione di influenza sociale.
Ci sono altri due fattori che esercitano un notevole fascino sugli adolescenti:
- la trasgressione: fare cose in opposizione alla regola è molto spesso un modo, per l’adolescente, di affermare se stesso e di edificare un’immagine di sé forte, indipendente. Il divieto, invece di ostacolare la tendenza a un certo tipo di comportamento, in adolescenza finisce spesso per essere un incentivo;
- la sensazione di sballamento, che sempre più adolescenti cercano in maniera attiva, e che va al di là della semplice “moda“.
Sono considerazioni che valgono anche per l’alcol; sull’ultimo punto, però, è bene dilungarsi un po’.
La ricerca di sensazioni forti è alla base di numerose condotte adolescenziali a rischio: l’alcol, per l’appunto, ma ancora di più il consumo di stupefacenti.
L’impiego di sostanze per “sballarsi” dà all’adolescente la sensazione di accedere a un livello di coscienza diverso, dove non esistono problemi, ma solo buonumore e divertimento.
Si tratta, con ogni probabilità, del fattore più insidioso di questo comportamento: perché interrompere l’abuso di sostanze non basta, di per sé, a cancellare la motivazione che lo sorregge.
Dietro la scelta della droga in adolescenza, infatti, spesso si cela un malessere profondo, un’insoddisfazione verso se stessi e/o verso il mondo circostante, che l’adolescente cerca di combattere attraverso l’euforia offerta dalla sostanza, che scioglie i più timidi, che salva serate noiose, e che porta sempre più oltre il limite consentito.
È bene che queste motivazioni profonde possano venir fuori, portando alla luce le ragioni meno apparenti del consumo di sostanze.
La psicoterapia con adolescenti che abusano di sostanze è un processo complicato, prima di tutto perché è molto difficile convincere e motivare i ragazzi rispetto alla problematicità di questi comportamenti.
Eppure, la psicoterapia assume un rilievo fondamentale nel portare a galla le motivazioni recondite di questo gesto: intervenirvi, serve non solo a limitare se non a eliminare l’uso di sostanze, ma anche a rafforzare le componenti interiori dell’adolescente; quelle “risorse interne” che gli consentono di riflettere sui comportamenti a rischio, senza che un adulto debba monitorarlo e indicargli la strada.
Portare a sviluppo queste risorse significa non solo mostrare al ragazzo un’alternativa virtuosa, ma anche permettergli di poterla sentire “propria”.
È evidente: non basta certo dire la droga fa male! per interrompere l’abuso di sostanze.
Discorso diverso è sviluppare nell’adolescente (ma occorrono tempo ed energie) un pensiero profondo sui perché del suo comportamento e sui rischi.
È una differenza sottile, eppure di grande rilievo.
L’uso di sostanze finisce per diventare un bisogno emotivo, oltre che fisico. Si tratta di una dipendenza che non è soltanto fisiologica, ma anche mentale.
E a questo livello, un’alternativa non è pensabile.
Insomma, qualcosa che non porta a nulla di buono né nell’immediato, né nel futuro; per questo, una situazione da riconoscere quanto prima possibile, e su cui intervenire senza esitazioni.
Francesco Rizzo
Psicologo Psicoterapeuta Padova
