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In relazione sui social…

Virtuale è un aggettivo denso di significati.

Proviamo ad avvicinarne uno: virtuale è qualcosa che… non è del tutto, non è pienamente, pur avvicinandosi di parecchio alla cosa che stiamo pensando.

Quando parliamo di relazione, e di relazioni, utilizziamo la parola virtuale per indicare quelle interazioni che nascono e/o si sviluppano online; ovvero, attraverso:

  • piattaforme social come Instagram, Facebook, Snapchat, TikTok…;
  • siti d’incontri come Tinder, Grindr…;
  • app di chat come WhatsApp, Telegram, WeChat… etc.

L’adolescenza fa un uso particolarmente intenso di queste tecnologie d’incontro, e lo sappiamo.

È per questo che molte relazioni, in adolescenza, sono virtuali.

È importante però fin da subito una specifica: nel caso delle amicizie in adolescenza, virtuale non è il contrario di reale.

Che vuol dire?

Vuol dire che non possiamo definire una relazione virtuale peggiore di una relazione “reale” (dove per “reale” intendiamo un’interazione in presenza fisica).

La relazione virtuale è diversa, senza dubbio, ma non di certo meno reale di quella dal vivo.

Relazioni virtuali in adolescenza: caratteristiche

Per parlare di relazioni virtuali in adolescenza occorre dapprima individuare una differenza fondamentale tra:

  • ragazzi che hanno amicizie e frequentazioni sia dal vivo, sia attraverso social;
  • ragazzi che hanno amicizie e frequentazioni esclusivamente via social.

Per i primi, le piattaforme social sono una specie di potenziatori della possibilità di stringere e mantenere amicizie dal vivo.

In generale, gli spazi social consentono all’adolescente

  • di essere sempre rintracciabile – che vuol dire sempre a disposizione dell’altro – in uno spazio privato, tutto suo;
  • di avere a disposizione una sorta di bacheca personale in grado di ampliare i suoi modi di espressione: comunicare con gli amici non è più soltanto parlare, ma è anche poter scambiare immagini, audio, video, etc.

È per questi motivi che il virtuale fa così tanto breccia nelle abitudini dell’adolescenza.

Essere presenti sui social, per questi ragazzi, significa insomma avere a disposizione più possibilità d’interazione con gli amici vecchi e quelli nuovi, “potenziali”.

Il caso dei ragazzi che hanno amicizie e frequentazioni esclusivamente via social è un po’ diverso.

Per questi adolescenti, il mezzo social è l’unico modo per entrare in contatto con i coetanei.

Come mai?

Le ragioni sono disparate, ma si può cominciare a suggerirne qualcuna.

In generale, possiamo dire che la relazione virtuale mette l’adolescente a una distanza maggiore dall’altro, rispetto alle relazioni dal vivo.

Parliamo di una distanza fisica, ovviamente: tutti gli scambi non avvengono faccia a faccia, bensì attraverso lo schermo dello smartphone, o del computer.

Questa distanza ha un senso molto profondo.

Questa distanza, tipica delle relazioni virtuali, fa sentire l’adolescente più sicuro di sé.

Distanza fisica, nel caso delle relazioni virtuali in adolescenza – a ben vedere, non solo in adolescenza… – significa perciò distanza di sicurezza.

L’adolescenza è un’età in cui le fragilità individuali spesso s’intensificano.

Un adolescente timido e poco sicuro di sé può così trovare nelle relazioni virtuali l’unico modo per entrare in contatto con l’altro senza scoprirsi troppo.

Scoprirsi troppo, per un ragazzo che non crede in se stesso, significa esporsi a dolorosi sentimenti di vergogna e inadeguatezza.

Poter mediarefiltrare, la propria esperienza di relazione con l’altro attraverso uno schermo, diventa insomma l’unico modo a disposizione per non restare solo.

Francesco Rizzo

Psicologo Psicoterapeuta Padova

Psicologo Psicoterapeuta Padova