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Ogni attività sociale per me è una prestazione…

Il senso di prestazione costante è una delle facce più comuni del sentirsi pressati.

«Mi sento sempre in prestazione» è una frase che mi è capitato di ascoltare più di una volta, all’interno della stanza di terapia.

Sentirsi “in prestazione” significa svolgere qualsiasi attività sociale con sforzo.

Significa, in altri termini, che le occasioni di interazione con gli altri non sono mai spontanee.

Al contrario, chi soffre di questa condizione silenziosa, percepisce di doversi impegnare molto per

  • accettare gli inviti degli altri;
  • stare con gli altri;
  • piacere agli altri;
  • seguirne i discorsi, e proporne di propri.

Perché condizione silenziosa?

Perché, generalmente, chi ne soffre non lo dichiara mai.

Quasi sempre, è solo in psicoterapia che la sensazione di sentirsi in prestazione viene fuori immediatamente.

Anzi, per diverse persone è la domanda interna più forte a spingere verso un percorso di psicoterapia.

Relazioni poco spontanee: da cosa dipende?

La sensazione di essere sempre in prestazione è “imparentata” con quella di essere diversi dagli altri

In questo caso, parliamo di una diversità mal vissuta da chi la percepisce.

È una diversità che fa sentire difettosi, imperfetti:

«Guarda gli altri come sono sereni, a differenza mia…

È doloroso sentirsi poco spontanei nelle interazioni sociali.

Ed è doloroso anche percepirsi unici, in tal senso, ovvero percepire gli altri molto più disinvolti, tranquilli.

La poca spontaneità nelle relazioni, tipica del sentirsi in prestazione, deriva da due autoconvinzioni non sempre molto consapevoli:

  1. «sono un bluff»: devo impegnarmi perché gli altri non lo scoprano;
  2. «non sono all’altezza degli altri».

Se queste sicurezze negative martellano, l’unica soluzione sembra diventare questa:


vivere ogni occasione sociale come se fosse una performance


E quindi, ogni uscita con gli amici, ogni tentativo di flirting con un potenziale partner, diventa una prova in cui doversi testare.

«Devo stare molto attento a come mi muovo…»

Il rischio percepito è quello di esporsi

  • a cattive figure, che possono far sentire umiliati;
  • a essere scoperti come diversi.

Sentirsi sempre in prestazione è, insomma, una sensazione che corre sul filo della bassa autostima.

A un livello ancora più “intimo”, è come se stare con gli altri finisse per perdere importanza, a un livello soggettivo.

La persona che si sente in prestazione, ritiene che potrebbe fare a meno degli altri…

… se non fosse che questo lo esporrebbe ad essere additato come “diverso”, “strambo”, e così via.

Anche questo conflitto interno genera una quota di stress costante, sia quando si è soli con se stessi, sia quando si è con gli altri.

Come migliorare la propria autostima?

E quindi, come distendere tranquillizzare le proprie relazioni?

Quando l’autostima è deficitaria, è perché un’esperienza nella propria storia personale ha impresso la convinzione svalutante di non essere all’altezza.

Non esistono motivi uguali per tutti in grado di spiegare un fenomeno complesso (e doloroso) come quello della bassa autostima.

Si può aggiungere che alla ferita interna del sentirsi inferiori esistono due forme di reazione:

  • la chiusura, l’isolamento, la determinazione a non frequentare altre persone;
  • il sentirsi in prestazione, che significa non voler rinunciare agli altri, ma anche dover sottostare a una sorta di recita costante.

Comprendere le motivazioni individuali del proprio malessere è obiettivo di un percorso di psicoterapia.

Recuperare (o guadagnare da zero!) spontaneità nelle relazioni è un processo delicato, ma non impossibile.

Individuare le ragioni da cui origina la convinzione di doversi sempre sforzare con gli altri è fondamentale per “riparare” questo meccanismo.

Attraverso un ascolto competente della storia di vita del paziente, in psicoterapia è possibile smontare quei principi troppo rigidi che costringono alla sofferenza esistenziale.

Non esiste qualcosa in grado di migliorare l’autostima, qualcosa come una ricetta magica, o un set d’istruzioni.

È solo arrivando a fondo delle motivazioni più interne del proprio deficit di autostima che è possibile intraprendere un lavoro di “ricalibrazione” di se stessi e del proprio stare al mondo.

Francesco Rizzo

Psicologo Psicoterapeuta Padova